Tullia, l'head hunter sotto le stelle del jazz

Aggiornato il: 24 gen 2019


30 ottobre 2016 | di Iolanda Barera (Corriere della Serra)


La vedi sul palco in vestito lungo mentre intona “Moonglow” e, di certo, non la immagini seduta in ufficio in tailleur che fa un colloquio a un dirigente. Invece Tullia Martiradonna è un’esperta cacciatrice di teste: professional coach, Hr senior consultant, responsabile della filiale di Milano di Soges international executives search e…cantante jazz.


La sua “seconda strada”, quella artistica, l’ha intrapresa relativamente tardi. Per i primi quarant’anni è stata solo una determinatissima “donna in carriera”: “Ho sempre saputo che avrei fatto il commerciale. Già alle medie disegnavo i biglietti di Natale e li vendevo” ricorda.


Durante l’università (laurea in lingue a pieni voti alla Cattolica) si manteneva facendo traduzioni e insegnando. Al secondo lavoro (a 26-27 anni) già era responsabile commerciale. “Mi piaceva e mi veniva bene”


E così avanti con decisione: area manager in Ncr, sales director & product manager in un’altra società, category manager in Leroy Merlin, hr director in Cnc.  Poi la carriera di head hunter: una “virata” sulle risorse umane e sulla consulenza. “Sono stata anche per quattro anni amministratore delegato” racconta.


Mai nulla di improvvisato. “Volevo dedicarmi alle risorse umane perché è sempre stata la mia

passione e ho studiato come funziona il cervello: Freud, Jung, Lacan, Eric Berne, le neuroscienze, tutti i libri di Sacks, ora la neuromusic”.


E sempre con una bella impronta commerciale: “Faccio molto sviluppo. Il lavoro dell’head hunter è sì vedere i candidati, ma ancor di più cercare i clienti. Chiaro che devi stabilire con loro un rapporto un po’ particolare, perché non stai vendendo prodotti, ma servizi” spiega.


Di sicuro più singolare che un manager nel pieno della vita professionale decida di lanciarsi (anche) come cantante jazz. E abbia la costanza di non mollare. Lei ha cominciato dopo i 40anni a prendere lezioni di canto, a scrivere testi e a esibirsi sola o col suo gruppo nei locali, alle comunioni, ai matrimoni, in tutte le occasioni possibili.


Anche qui nessun fulmine a ciel sereno, però: “Sono sempre stata in mezzo alla musica, perché mio padre era un pianista jazz. Ma prima avevo un rifiuto: io studiavo da una parte e lui dall’altra suonava il piano e io odiavo questa cosa.  Mentre ora se potessi lo farei come carriera, mi dispiace aver cominciato così tardi” dice.

E, intanto, utilizza l’esperienza di cantante nel suo lavoro più “tradizionale”: dal 2010 è anche coach e ha creato una metodologia  che parte dall’ascolto attivo. “Dopo 2-3 sessioni – racconta – faccio ascoltare dei brani e li faccio analizzare dal punto di vista tecnico ed emotivo. E, a quel punto, le persone tirano fuori delle cose che altrimenti avrebbero richiesto un sacco di tempo. La musica serve da ponte verso se stessi. E i risultati sono incredibili”.

Original post:

http://nuvola.corriere.it/2016/10/30/tullia-lhead-hunter-sotto-le-stelle-del-jazz/

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